SI AL TRAINING, MA QUALE TIPO DI TRAINING?
22 Settembre 2026
Oggi, soprattutto sui social, vediamo sempre più spesso video di pappagalli che eseguono comportamenti che divertono, svolgono esercizi particolari o interagiscono in modi sorprendenti con gli esseri umani. Sono contenuti affascinanti, che possono facilmente invogliare molte persone a iniziare a fare training anche con il proprio pappagallo.
Se praticato correttamente, il training può essere un prezioso strumento per favorire il benessere dei pappagalli (1,2). Può facilitare l’interazione con l’arricchimento ambientale, migliorare le relazioni con gli esseri umani e con altri animali e contribuire ad ampliare il repertorio comportamentale dell’individuo (3). È stato inoltre dimostrato che può ridurre la paura nei confronti delle persone e favorire una relazione più collaborativa (3,4).
Tuttavia, come spiega Steve Martin nel suo articolo L’arte di addestrare i pappagalli, è necessario considerare diversi aspetti affinché questa pratica sia realmente benefica e non diventi una fonte di stress (5).
Il RINFORZO POSITIVO
Il rinforzo positivo è considerato oggi il metodo di training più etico ed efficace. Questo metodo consiste nel far seguire a un comportamento una conseguenza gradita, aumentando così la probabilità che quel comportamento venga ripetuto. Possiamo utilizzare cibo, attenzione, accesso a un’attività o qualsiasi altra esperienza che abbia valore per quello specifico pappagallo. Una caramella di carta con un pezzo di noce, un “bravissimo”, una pigna da distruggere…
Metodi basati su coercizione e costrizione possono produrre risultati apparentemente rapidi.
Tuttavia generano stress, paura, aggressività, passività o perdita di interesse verso l’interazione (6,7) e per questo motivo devono essere sempre evitati. Nel tempo possono inoltre compromettere la fiducia e rendere più difficile la relazione. Se dovesse emergere un comportamento indesiderato, anziché ricorrere alla forza o alla punizione, possiamo modificare le condizioni che lo favoriscono, insegnare una risposta alternativa e rinforzare quella più adeguata.
DAL RINFORZO POSITIVO ALL’ETOLOGIA COGNITIVA
Fare training bene significa anche andare oltre il semplice insegnamento di un comportamento. Il comportamento infatti non è semplicemente qualcosa da modellare a nostro piacimento. È un’informazione da comprendere.
È proprio in questo contesto che l’approccio dell’etologia cognitiva amplia la prospettiva basata sul rinforzo positivo. Non considera il pappagallo soltanto come un animale che risponde alle conseguenze del proprio comportamento, ma come un soggetto che percepisce, elabora informazioni, forma aspettative, prende decisioni e costruisce competenze attraverso l’esperienza (8).
Incorporando queste considerazioni, non ci limitiamo ad ottenere o modificare un comportamento, ma cerchiamo anche di comprendere l’individuo che lo esprime. Come percepisce ciò che sta accadendo? Quali emozioni prova? Quali aspettative ha costruito? Quali strategie sta utilizzando? Ha compreso la richiesta?
Entrare in voliera seguendo una noce è molto diverso che entrarci per trovare attività desiderate.
L’etologia cognitiva cambia quindi il significato del training: non si tratta più semplicemente di addestrare un animale a rispondere a una richiesta, ma di creare le condizioni affinché possa fare esperienza, comprendere, scegliere e sviluppare strategie proprie.
COMUNICAZIONE CHIARA ED EFFICACE
È fondamentale imparare a osservare e interpretare il linguaggio corporeo del pappagallo. Riconoscere anche i segnali più sottili permette di comprenderne lo stato emotivo, la motivazione, l’incertezza o l’eventuale disagio.
L’osservazione non serve soltanto a rendere il training più efficace: serve soprattutto a capire che cosa il pappagallo sta comunicando.
Allo stesso tempo, anche la nostra comunicazione deve essere comprensibile. Richieste e segnali dovrebbero essere proposti quando il pappagallo è nelle condizioni di riceverli, interpretarli e rispondere.
Un comportamento non eseguito non è necessariamente un rifiuto o una mancanza di collaborazione. Può essere un’informazione sulla difficoltà del compito, sullo stato emotivo o sulla situazione.
ONESTÀ E COERENZA
La comunicazione deve essere chiara, coerente e soprattutto onesta.
Promettere una ricompensa diversa da quella realmente offerta oppure indurre il pappagallo a compiere un comportamento che si trasformerà in un’esperienza negativa può compromettere la fiducia.
Per esempio, chiedere di salire sulla mano per poi afferrare l’animale, oppure richiamarlo sapendo che verrà immediatamente sottoposto a qualcosa di spiacevole, modifica il significato che quella richiesta avrà nelle interazioni future.
Il pappagallo non apprende soltanto il comportamento che gli stiamo insegnando: apprende anche quanto siamo prevedibili, se può fidarsi delle nostre proposte e quali conseguenze aspettarsi dalla relazione con noi.
Per questo ogni esperienza educativa dovrebbe fondarsi su rispetto, chiarezza e affidabilità.
CONTROLLO E POSSIBILITÀ DI SCELTA
L’interazione dovrebbe essere una collaborazione nella quale anche le esigenze, le motivazioni e le preferenze del pappagallo abbiano valore.
L’obiettivo non è costringerlo a eseguire un comportamento, ma costruire le condizioni perché possa comprenderlo e scegliere di partecipare. Il successo del training si riconosce proprio quando il pappagallo decide di avvicinarsi, volare verso di noi o salire sulla mano perché si sente sicuro e motivato, non perché non dispone di alternative.
La possibilità di scelta non ostacola l’apprendimento: ne aumenta la qualità.
Poter accettare, interrompere, allontanarsi o riprovare restituisce al pappagallo una parte di controllo sull’esperienza. Questo favorisce sicurezza, partecipazione e senso di autoefficacia.
La libertà non è il contrario dell’educazione: è la sua forma più alta.
Quando il pappagallo non è disponibile, non si tratta semplicemente di trovare una ricompensa più efficace per convincerlo. È necessario fermarsi e comprendere che cosa stia comunicando: potrebbe essere stanco, impaurito, confuso, poco motivato oppure trovarsi in un ambiente troppo difficile.
La scelta è il luogo in cui nasce la relazione.
L’AMBIENTE EDUCA
Non tutto deve essere insegnato attraverso una sessione di training. Si può educare anche senza insegnare direttamente.
Un ambiente ben progettato può favorire l’esplorazione e l’autonomia. Un’esperienza affrontata con gradualità può sviluppare sicurezza. La possibilità di osservare, sperimentare e risolvere piccoli problemi può accrescere la competenza. Una relazione coerente e affidabile può aiutare il pappagallo a regolare le proprie emozioni e ad affrontare situazioni nuove.
Il modo in cui organizziamo lo spazio può facilitare oppure ostacolare l’autonomia. La disposizione di posatoi, risorse, punti di riparo e opportunità di esplorazione può permettere al pappagallo di muoversi, scegliere e sperimentare senza dipendere continuamente dall’intervento umano.
Anche le esperienze quotidiane educano. La possibilità di esplorare gradualmente una novità, osservare le conseguenze delle proprie azioni, risolvere un problema o affrontare una piccola difficoltà all’interno di una relazione sicura contribuisce allo sviluppo cognitivo ed emotivo.
In questa prospettiva, la persona non è soltanto chi dà segnali e ricompense. È anche colei che prepara l’ambiente, rende le esperienze accessibili, sostiene senza sostituirsi e lascia spazio all’iniziativa dell’animale.
FIDUCIA E RELAZIONE
Le relazioni più solide con i pappagalli si costruiscono sulla fiducia. Questa non nasce immediatamente, ma si sviluppa nel tempo attraverso la qualità e la coerenza delle esperienze condivise.
Ogni interazione insegna qualcosa, anche quando non stiamo facendo formalmente training.
Il pappagallo impara se rispettiamo i suoi segnali, se può prevedere le nostre azioni, se lo aiutiamo nei momenti di difficoltà e se la nostra vicinanza rappresenta sicurezza oppure pressione.
Quando cerchiamo di ottenere un comportamento con la forza — per esempio inseguendolo, costringendolo a salire sulla mano o obbligandolo a rientrare in gabbia — possiamo raggiungere più rapidamente il risultato immediato, ma rischiamo di danneggiare la relazione e rendere più difficili le interazioni successive.
Il risultato visibile non è quindi l’unico criterio con cui valutare un intervento educativo. Dobbiamo considerare anche come il pappagallo ha vissuto l’esperienza, che cosa ha appreso su di noi e quanto controllo ha potuto esercitare.
EDUCARE È PIÙ CHE ADDESTRARE
Dire sì al training significa utilizzarlo con competenza, consapevolezza e rispetto. Significa però anche riconoscerne i confini.
Non tutto ciò che un pappagallo ha bisogno di apprendere deve essere trasformato in un esercizio. Alcune competenze possono emergere attraverso un ambiente adeguato, esperienze progressive, relazioni sicure, possibilità di esplorazione e autentica libertà di scelta.
L’etologia cognitiva ci invita a spostare l’attenzione dal solo comportamento osservabile ai processi che lo rendono possibile.
Non soltanto: “Ha eseguito ciò che gli ho chiesto?”, ma anche: “Ha compreso? Si è sentito sicuro? Ha potuto scegliere? Che cosa ha imparato da questa esperienza?”.
Il training può essere uno straordinario strumento di comunicazione. Ma l’obiettivo più profondo dell’educazione non è ottenere un pappagallo che esegua correttamente le nostre richieste, è accompagnare un individuo nello sviluppo delle competenze necessarie per vivere con maggiore sicurezza, autonomia in relazione con noi.
Vorresti imparare a utilizzare il training in modo consapevole, all’interno di una prospettiva basata sull’etologia cognitiva?
Contattaci per una consulenza oppure partecipa al nostro corso di training.
*scritto da: Andrea Piseddu; Sara Mainardi
Bibliografia
- Piseddu A, van Zeeland Y, Hemsworth L, Rault JL. PsittaWel: A welfare assessment tool for companion parrots. Anim Welf. 2026 Jan;35:e34. doi: https://10.1017/awf.2026.10089
- Piseddu A, van Zeeland Y, Rault JL. Evaluation of welfare indicators for companion parrots: a Delphi consultation survey. Appl Anim Behav Sci. 2025 Feb 1;283:106526. doi: https://doi.org/10.1016/j.applanim.106526
- Fernandez E Training as enrichment: A critical review. Anim Welf. 2022 Feb;31(1):1–12. doi: https://10.7120/09627286.31.1.001
- Rault JL, Waiblinger S, Boivin X, Hemsworth P. The Power of a Positive Human–Animal Relationship for Animal Welfare. Front Vet Sci. 2020 Nov;7. doi: https://10.3389/fvets.2020.590867
- Martin S. The Art of Training Parrots. J Exot Pet Med. 2007 Jan 1;Behavior16(1):11–8. doi: https://10.1053/j.jepm.2006.11.004
- Friedman SG, Brinker B. The Facts About Punishment. Orig Fly Mach [Internet]. 2001 Feb [cited 2026 May 27];4. Available from: https://issuu.com/worldparrottrust/docs/the-facts-about-punishment
- Friedman SG, Martin S, Brinker B. Behavior Analysis and Parrot Learning. In: Manual of Parrot Behavior. 2006. p. 147–63. doi: https://doi.org/10.1002/9780470344651.ch14
- Ristau CA. Cognitive ethology. WIREs Cogn Sci. 2013;4(5):493–509. doi: https://10.1002/wcs.1239